giovedì, 31 gennaio 2008
Cambio Indirizzo
Il blog, visti i cambiamenti imminenti della mia vita, cambia sia nome che piattaforma.
"Appunti di Nakkio" diventa il blog di Majunteo, spostandosi a http://majunteo.wordpress.com
In vista alcune novità, ne riparleremo di là. Aggiornate i vostri bookmark e i vostri blogroll, muore Nakkio e nasce Majun.
nakkio alle ore gennaio 31, 2008 19:41 |
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sabato, 19 gennaio 2008
Can che abbaia...



Sulla rinuncia di Benedetto XVI a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza di Roma non c'è molto da dire; in tre giorni siamo riusciti a raccontarci tutto e il contrario di tutto.
Abbiamo tirato in ballo Galileo, la Laicità, paragoni improbabili con Ahmadinejad alla Columbia University di New York, la signora Mastella e la presunta persecuzione anti-cattolica in atto in Italia, Comunione e Liberazione, Alleanza Nazionale e la Destra.
Come nella migliore delle tradizioni, il movimento di contestazione non ha potuto fare a meno di cascare nella trappola mediatica.
Istintivamente avevo bollato i contestatori come "i soliti idioti" (lo ammetto, parto prevenuto), ma questa volta il fatto è stato più sottile e complesso del solito. Provo a rifletterci su.
In primis, scegliere Joseph Ratzinger come relatore è stata una scelta molto discutibile; in un momento storico come quello che stiamo vivendo, con una Chiesa sempre più debole e in costante ingerenza etico-politica con lo Stato Italiano, con un Papa schietto ed ortodosso e, permettetemi, spesso esageratamente conservatore, presentarlo ad una manifestazione simile in veste esclusiva di luminare e teologo è irrealistico: Ratzinger può vantare una (motivata?) autorevolezza non solo nelle pratiche prettamente religiose, ma a più riprese si è spinto in valutazioni extra-spirituali come, elencando le più recenti, il degrado della città di Roma, gli scontri ultras-polizia, i Dico e gli omosessuali...se poi aggiungiamo l'eco mediatica che ingiustamente gli viene riservata in tutti i telegiornali e giornali ad ogni edizione, abbiamo un ritratto di un Pastore Tedesco al prezzemolo, che non esprime le proprie opinioni sul piano dialettico accettando obiezioni ed aprendosi al dialogo ma, e per questo l'italiano ha un termine preciso, prende il microfono e pontifica: in un luogo aperto mentalmente e nato per la discussione di tesi e verità, pontificare suona un po'  stonato, come aggrapparsi alla vergogna di aver negato il palco ad un Capo di Stato estero, veste da indossare solo quando non si parla, preferita all'abito da "Guida Spirituale" la Domenica e il Mercoledì: in televisione viene meglio.
Per questo storco un po' il naso: come mai il Rettore Guarini ha optato proprio per Ratzinger? Ha ricevuto pressioni? Se si da chi? E perchè?

Da qui in avanti poi si son dette moltissime falsità: Ratzinger è stato contestato non come Papa ma come espressione del papato che sta attuando dalla sua nomina, improntato sul ritorno ai "mores" antichi, sull'imposizione di precetti "cristiani" in meccanismi in teoria laici come la politica, sulla costruzione di uno scontro culturale cristiano-islamico (per la verità, non disprezzato dagli estremisti musulmani)...un papato di stampo medievale nell'anno 2008.
La cerimonia non prevedeva contraddittorio, avrebbe solo spostato il balconcino porporato da San Pietro all'Aula Magna, perciò decadono sia il paragone con Ahmadinejad alla Columbia University (sottoposto al massacro verbale del pacatissimo rettore newyorkese), sia la critica di timore del confronto mossa ai professori dissidenti, che sarebbero stati semplici spettatori di un Angelus in sede universitaria.
Evitando di commentare il sensazionalismo ceppalonico che, senza curarsi nè della dignità propria nè di quella cristiana, è riuscito ad accostare alle personali vicende giudiziarie un anticattolicesimo inquisitorio, è da segnalare il tenore del discorso di Ratzinger, pieno di domande retoriche chiuse poco velatamente dal leit-motif di Benedetto XVI: Religione e Sapere non sono nè due rette parallele nè due insiemi intersecanti, ma sono Madre e Figlia adolescente ribelle, sono la cima della piramide e la base, attualizzando con uno stacco temporale di più o meno 1500 anni la vecchia regola medievale della Teologia come Scienza madre di tutte le altre.

Quindi chi si scandalizza per la mancata libertà del povero Ratzi, chi snocciola le cifre minoritarie dei dissidenti sia tra gli studenti sia tra i professori, si metta un po' la mano sulla coscienza: il vittimismo è forse l'unica caratteristica italiana al 100% adottata dagli stranieri d'oltretevere.
nakkio alle ore gennaio 19, 2008 16:42 | italia, chiesa, roma, papa, informazione, università, cattolicesimo, ratzinger, contestazione, italianità
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giovedì, 03 gennaio 2008
Gattare e Clochard




Stasera durante l'edizione serale del TG5 gestione Mimun, dati salienti: istigata dalla parificazione morale della moratoria contro la pena di morte e l'interruzione di maternità alla Giuliano Ferrara e Sandro Bondi, la Binetti vuole rivedere la legge sull'aborto; freddo polare a Roma, muoiono due "clochard"; entro un anno in vigore leggi a tutela dei diritti degli animali domestici e non, sanzioni anche per coloro che tengono animali domestici in ambienti troppo caldi o troppo freddi.
Concludo che la Binetti deve avere una passione per gli animali e me la immagino a metà tra Michelle Pfeiffer pre-Catwoman in Batman Returns e la signora dei piccioni di Mamma ho perso l'aereo scagliarsi contro l'aborto circondata da gatti puzzolenti e Friskies versione felina, al TG5 fanno fare i servizi di cronaca nera alla redazione della rubrica Gusto avvezza a termini come "clochard, lievemente fruttato, barriccato, giallo paglierino" e quando abbiamo persone che muoiono di fame e freddo sul Lungotevere a Roma preferiamo praticare autoerotismo mentale sulle norme che permettono ai cagnolini Fufi e Lessie di stare al calduccio ma non permettono agli uomini Giovanni e Francesco di unirsi in unione civile.
nakkio alle ore gennaio 03, 2008 02:17 | , informazione, omosessualità, partito democratico, binetti, italianità
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sabato, 22 dicembre 2007
Buone feste
Buone feste a tutti, il blog va a riposo.
Dopo aver riflettuto sulle vite degli altri e sul Mondo, è ora durante le vacanze di iniziare a riflettere su se stessi.

Matteo.
nakkio alle ore dicembre 22, 2007 13:11 |
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lunedì, 26 novembre 2007
Vaginacentrismo



Disclaimer preventivo: è un pezzo molto cinico e abbastanza tagliente, astenersi dalla lettura e dai commenti individui di sesso femminile dotati di scarsa autocritica e povero senso dell'umorismo.



Sabato qui a Roma si è svolta la manifestazione contro le violenze sulle donne; numericamente un successo, dicono più di 150000 presenze, accuratamente selezionate dal fantomatico Comitato Organizzatore.
Secondo il C.O. doveva essere una "piazza senza sigle e senza partiti, in cui si doveva parlare del dramma della violenza sulle donne", organizzata dal basso e non dalle alte sfere della politica, dichiarazioni che hanno subito suscitato nel popolo femminista l'espressione bonariamente soddisfatta resa celebre da Maurizio Belpietro, noto conduttore del comedy show di successo "l'Antipatico".
Essendo partita dal basso, anche i criteri di selezione per la partecipazione hanno seguito l'ordine anatomico crescente, iniziando col pre-requisito fondamentale di ogni manifestazione: i piedi. Accettando le varianti delle diversamente abili e delle pattinatrici, il Comitato ha risalito il corpo senza discussioni fino all'altezza delle anche, quando si sono manifestate le prime discordie.
La frangia estremista per i Genitali Concavi ha avuto la meglio sui moderati del Genitalismo Democratico, vietando la manifestazione a tutti coloro dotati di Organo Riproduttivo Protuberante. Forti della connotazione strettamente femminile della protesta, hanno eliminato dalla categoria dei protestatori tutti i figli, mariti, nipoti, amici o fidanzati di eventuali vittime, seguendo la traccia nota di molte manifestazioni passate: pro-Birmania solo ai Buddisti Birmani residenti in Italia, anti-mafia solo a parenti di vittime di mafia, pro-pace solo a pacifisti certificati, anti-precariato solo ad effettivi lavoratori precari, anti-pelliccia solo a parenti fino al secondo grado di orsi, furetti, volpi ed ermellini (questi ultimi accettati dopo un'accesa discussione in seno al Comitato Decisionale)...
All'altezza dei seni nessuna diatriba, ma arrivati al cervello ci si è trovati di nuovo in una fase di stallo: non potendo determinare un'identità politica calzante ai fini della manifestazione, si è deciso salomonicamente di escludere ogni esponente di qualsiasi partito perchè si sa, la manifestante nasce donna mentre il politico donna nasce politico, non donna. Prevedendo eventuali proteste, il Comitato si è assicurato di requisire (temporaneamente, sia chiaro) tutte le tessere di partito delle manifestanti, previo giuramento solenne di non dichiarare per 72 ore tra Venerdì e Domenica nè le intenzioni nè gli esiti delle votazioni passate presenti e future.
Infine, chiosando, si è pensato di occupare la postazione di La7, unica rete a garantire un degno ritorno d'immagine all'evento, per evitare la passerella alle politicanti, mentre La7 provava inutilmente a difendersi con "Ci chiamiamo LA7, non IL7...siamo in regola!".

Al termine del corteo, stanche e fradicie, le Donne con la D maiuscola presenti, indubbiamente la maggioranza numerica ma la minoranza decisionale, leggendo la soddisfazione reciproca nei loro occhi tacitamente hanno concordato "per una volta forse era meglio essere uomini, almeno loro ora potrebbero farsi girare solennemente e sacrosantemente le palle!"
nakkio alle ore novembre 26, 2007 19:54 | politica, abusi, italianità, manifestazione contro violenze d
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venerdì, 23 novembre 2007
Dalla Russia con Amore



Una volta realizzato il nuovo campo di battaglia per la sopravvivenza, quello energetico, l'Italia per una volta ci potrebbe lasciare quasi stupiti: è di oggi la notizia di un accordo tra Eni e Gazprom, società Russa che gestisce il monopolio europeo della distribuzione di gas naturale dall'ex Unione Sovietica all'Italia, che ha portato alla fondazione della South Stream spv.
L'accordo prevede la costruzione, da parte della nuova società, di una pipeline che collegherà la Russia all'Europea passando attraverso il Mar Nero, descritto da Scaroni (Eni) e Miller (Gazprom) come "Un importante e sostanziale contributo verso il rafforzamento della sicurezza di approvvigionamento energetico di tutta l'Europa" e beatificato da Prodi, in visita toccata e fuga da Putin, che ne enfatizza non solo la valenza strategica, ma anche la possibilità di un "primo, concreto passo verso il rinnovo dell'accordo di partneriato strategico tra Russia ed Ue".
Entusiasmo condiviso pienamente da Putin, che così si guadagna un'altra sostanziale fetta del mercato energetico mondiale, con privilegi ricattatori annessi e connessi, ma per nulla sostenuto dall'Unione Europea, che anzi accusa l'Italia di essere ora il "grimaldello" della Russia per penetrare nel mercato energetico.
Scaroni auspica invece una progressiva collaborazione UE-Russia, e ne ha tutte le ragioni, vista la lunga storia di collaborazione tra Eni e Gazprom.

Ricordavo una puntata di Report a riguardo, e cercando nell'archivio Rai ne ho trovato la trascrizione (sia benedetta la Gabanelli nei secoli dei secoli) qui.

Credo sia molto importante rivederne l'inchiesta per capire bene cosa sta succedendo, al di là dell'entusiasmo profuso dai media e governo; copio alcuni stralci qui sotto, riportando i commenti riassuntivi della Gabanelli lungo il servizio.

MILENA GABANELLI
La normativa europea dice che per favorire la liberalizzazione del mercato chi vende e compra gas non può gestire anche la rete che lo distribuisce. La rete è un bene comune, e da lì devono passare tutti. La nostra è gestita dalla Snam Rete Gas, che è controllata dall’Eni. Che guadagna vendendo gas, ed è evidente che preferirà di far passare nella rete il suo, anziché quello di altri operatori. Per evitare un regime di monopolio bisogna separare la proprietà. In Europa lo hanno fatto tutti tranne la Francia, la Germania e naturalmente noi. L’autority dice s’ha da separare, ma non lo può imporre, l’Eni dice “sarebbe bene che ce la tenessimo, perché più grande sei e più potere contrattuale hai sui mercati esteri, Bersani dice “bisogna separare ma attenti bisogna capire a chi si va in mano”. Intanto che ci stiamo a pensare chi si è offerto di comprare il 30% della snam? la Gazprom. Come dire che per evitare situazioni di monopolio, si affida la distribuzione a chi detiene già il monopolio mondiale. Quindi tutto in mano ad uno solo dalla Siberia alla porta di casa. Dentro casa ci siamo noi che paghiamo la bolletta.

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
Il fatto che il rappresentante dell’Eni Ernesto Ferlenghi abbia ricevuto la cittadinanza russa ha determinato molto scalpore. E’ pratica che la cittadinanza venga data non soltanto non necessariamente o non solamente se tu hai una moglie o una madre ecc, ma anche se sei di una determinata utilità per il paese, allora io posso fare una domanda conoscendo benissimo il paese: per cosa è stata data questa cittadinanza?

MILENA GABANELLI
Lo sa per esperienza?

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
Lo so per esperienza.

MILENA GABANELLI
E cioè qual è stata la sua esperienza.

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
L’ esperienza è che mi fu offerta e rifiutai.

MILENA GABANELLI FUORI CAMPO
Il dottor Ferlenghi attraverso l’Eni ci fa sapere che è stato assunto dall’Eni a Mosca nel 1998 e che la cittadinanza russa gli era stata concessa prima nel 1995.

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
E’ assolutamente falso perché io come capo della rappresentanza dell’Enel a Mosca, come responsabile, firmavo ogni anno la richiesta di accreditamento come cittadino straniero per il dottore Ernesto Ferlenghi. Se avesse avuto la cittadinanza russa non ci sarebbe stato bisogno perché la cittadinanza russa è prioritaria sulle cittadinanze di altri paesi. Devo dire ancora di più che io stesso ho assunto nel ‘98 Ferlenghi e nella dichiarazione non si è assolutamente parlato di essre cittadino russo, ma quale cittadino italiano e io come responsabile che l’ho fatto assumere posso dire con tutta responsabilità che se lui avesse dichiarato di essere cittadino russo, non sarebbe mai stato assunto all’Eni.

MILENA GABANELLI
Questo perché?

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
Questo perché è un posto di grande responsabilità che non è solo responsabilità dell’azienda Eni, è responsabilità dell’azienda Italia, perché l’Eni è il baluardo nella sicurezza approvvigionamenti energetici all’Itala.

MILENA GABANELLI
Il fatto di aver concesso la cittadinanza russa che cosa significa?

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
Significa… è inquietante, significa molte cose e significa sapere da che parte sta Ferlenghi.

MILENA GABANELLI
Cioè?

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
Non so, ditemelo voi. Se ripeto che non sarebbe stato assunto come cittadino russo, il resto ne consegue.

MILENA GABANELLI
Senta lei è stato responsabile dell’Eni a Mosca, ha ricevuto mai proposte di collaborare dalle autorità russe?

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
Si, ho avuto proposte di collaborare con le autorità russe, le ho respinte perché c’erano determinate condizioni che io non accettavo, io non volevo nessunissima condizione, volevo essere completamente libero.

MILENA GABANELLI
Che tipo di collaborazione le chiedevano?

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
Di aiutare il paese.

MILENA GABANELLI
Russo?

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
Russo.

MILENA GABANELLI
Ed è compatibile con la carica che lei aveva?

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
No.

MILENA GABANELLI
E quella è la condizione per ottenere la cittadinanza?

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
Sì.

MILENA GABANELLI
E secondo lei è stata chiesta la stessa cosa al signor Ferlenghi?

MARIO REALI – Ex Responsabile ENI - Russia
Senz’altro, altrimenti non l’avrebbe ricevuto.

MILENA GABANELLI
Il signor Mario Reali è stato per 25 anni l’uomo Eni a Mosca, quello che ha tenuto i rapporti con Gazprom e ha partecipato in prima persona alla stipulazione di accordi e contratti. Secondo lui, lo dice lui, un alto dirigente di una compagnia occidentale, non può ottenere rapporti di cittadinanza con il paese in cui opera. Perché non è più chiaro per quale paese lavori. Ad ogni modo per capire qualcosa in più dei prezzi e del mistero che avvolge il mercato del gas siamo andati in kazakhistan dove l’Eni è presente in un consorzio che estrae gas. Però non lo importa in Italia, ma lo svende. A chi?

MILENA GABANELLI IN STUDIO
(...) Allora sono 10 anni che l’Eni estrae gas dal kazakhistan, ma quel gas viene svenduto ad un 20esimo del prezzo che noi paghiamo quando arriva in Italia. Non ci pare normale, ma le ragioni non sono note. Certo è che se quel gas lo importasse direttamente in Italia il paese avrebbe solo da guadagnarci. La posizione dell’Eni è “ci stiamo lavorando”. Intanto che ci lavorano noi andiamo in pubblicità e poi in Africa, da dove arriva la maggior parte del nostro gas. Tutto noi ci ricordiamo il calo di fornitura dalla Russia nell’inverno 2005 ma noi importiamo gas anche dall’Algeria, anzi è il primo fornitore di gas all’Italia, e siccome sta potenziando la sua rete di gasdotti verso la Sicilia e verso la Sardegna, in futuro potrebbe arrivarne anche di più. Quindi il terrore di rimanere a secco se un giorno la Russia decidesse di chiudere i rubinetti, si affievolisce almeno un po’. Ma in Africa ci siamo anche noi, già dai tempi di Mattei, esattamente in Egitto.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Vogliamo fare i rigassificatori perché abbiamo paura che la Russia ci chiuda i rubinetti e per essere competitivi sul prezzo. L’Eni però potrebbe portare direttamente in Italia il gas prodotto in Kazakistan senza passare dalla Russia e quindi dalla tagliola Gazprom, ma per ora non si fa. Si potrebbe portare in Italia il gas prodotto in Egitto ma siccome da lì può arrivare solo liquefatto ci vogliono i rigassificatori, che non abbiamo. Bisognerà costruirne qualcuno. In sostanza il gas non manca ce n’è,quello che non si conosce è il prezzo. Quel che è certo è che siamo tra i paesi messi meglio al mondo con il tubo che ci fornisce dalla Sicilia, dal Friuli e dalla Piemonte e a breve dalla Sardegna. E in Europa invece, siamo anche l’unico paese che ha presentato domande per costruire 13 rigassificatori. Molte di queste domande sono fatte da società straniere che vorrebbero venire qui a fare magazzino. Tutto questo mentre l’Europa sta sviluppando sempre di più le fonti energetiche alternative. Quelle che poi non lasciano poi ai figli brutte eredità.



A tutto questo possiamo sommare il controllo diretto di Putin sulla Gazprom tramite uomini di fiducia che coprono anche cariche istituzionali (e mi ricorda qualcuno...), l'allontanarsi recente della Russia dalla politica Occidental-Americana, gli screzi per lo Scudo Spaziale e i rapporti stretti con la Cina.

E no, nel caso ve lo steste chiedendo, l'Italia non ci ha stupito nemmeno stavolta.
nakkio alle ore novembre 23, 2007 14:32 | energia, putin, gazprom, eni
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venerdì, 16 novembre 2007
Domanda:



In una decina di giorni abbiamo assistito a tre fatti violenti, apparentemente distinti: la morte di Giovanna Reggiani a Roma, Meredith Kercher a Perugia e Gabriele Sandri ad Arezzo.
E' una statistica impressionante ed infausta per le fonti d'informazione: in un lasso di tempo così ristretto, tenendo conto della velocità e povertà dell'approfondimento giornalistico, ognuno di questi tre casi non potrà essere sviscerato come meriterebbe, trovandosi adombrato a tratti dagli altri due.

Come è oramai prassi, le istituzioni assieme alle autorità cercano di dare una spiegazione alla violenza a tempo di record, nel tentativo di permettere all'opinione pubblica di tornare al regolare tran tran della loro vita, senza ulteriori preoccupazioni; è stata colpa dei rumeni, della gioventù viziata del nostro tempo e dei facinorosi ultras che hanno rovinato il nostro bel calcio. Punto a capo, si torna alla vita normale, ci spiace, rimandiamo a casa un po' di rumeni, accusiamo lo stile di vita universitario dei giorni nostri e facciamo scudo contro gli ultras.
Ma forse sarebbe il caso di porre il problema sociale che sta alla base di questi tre fatti, iniziando a farsi delle domande piuttosto che dare delle risposte: perchè in Italia, con un numero x di immigrati, stiamo avendo molti più problemi nella gestione dei flussi migratori legali rispetto agli altri paesi europei come la Spagna e la Germania?
Perchè in città universitarie come Roma e Bologna, ad esempio, si urla allo scandalo per i ragazzi che si ubriacano e fanno i vandali per le strade, ma nessuno racconta il substrato di illegalità legato agli affitti dei posti letto da parte dei privati cittadini, alle assegnazioni delle camere nei pochissimi studentati cittadini vendute in nero agli immigrati dagli stessi responsabili istituzionali?
Perchè in Inghilterra, con gli ultras più violenti d'europa, non esistono nemmeno recinzioni tra il campo di gioco e gli spalti? Perchè se un poliziotto vede una rissa dall'altra parte dell'autostrada, spara ad altezza d'uomo? Chi gli ha permesso di trovarsi in quella situazione?
Perchè negli anni 70 ci si picchiava tra comunisti e fascisti e oggi, dopo 30 anni, tra laziali e juventini? Perchè abbiamo una percezione dello Stato, delle Istituzioni e di chi a loro fa riferimento (le Forze dell'Ordine, gli ospedali, le università...) improntata sull'illegalità, sul magna-magna e una mano lava l'altra così' entrambe lavano il viso?

Forse siamo un popolo che cerca troppo in fretta le risposte ("Il pallone si affiderà alla Chiesa" sentenzia Matarrese sul corriere.it a metà articolo), senza darsi il tempo di porsi domande.
nakkio alle ore novembre 16, 2007 14:00 | italia, politica, chiesa, immigrazione, polizia, università, rumeni, italianità, giovanna reggiani
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sabato, 03 novembre 2007
Giovanna Reggiani, Rumeni, Veltroni, Fini...
"Io oggi non faccio dichiarazioni perché non devo prendere nè perdere voti, le dichiarazioni oggi le fanno coloro che i voti li vogliono perdere o conquistare": così ha detto il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, al suo arrivo ai funerali di Giovanna Reggiani.

dall'ultima ora di repubblica.it
nakkio alle ore novembre 03, 2007 12:36 | fini, veltroni, rumeni, giovanna reggiani
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giovedì, 18 ottobre 2007
Extreme Makeover: White House Edition 2007



Negli Stati Uniti, alcuni anni fa, veniva trasmesso con grande successo sulle reti via cavo un programma dal format semplice ma accattivante, credo si chiamasse "Extreme Makeover".
Il concorrente si presentava raccontando per sommi capi la propria vita, cosa avrebbe voluto cambiare spaziando con agilità dal seno al tipo di scarpe, dal copriletto al monociglio: a tutto ciò seguivano appuntamenti con estetisti, arredatori, cuochi, chirurghi ecc. per permettere al concorrente di coronare il suo sogno e di diventare finalmente una persona nuova.

I sogni si coronano spesso ancora a letto o nelle favole, la politica invece raggiunge obiettivi molto più pratici lasciandosi ispirare in questo caso dalla Tv: per questo George W Bush, nel giro di due settimane, si è messo la maschera di Madre Teresa di Calcutta ed è intento a pontificare su pace e risoluzioni di conflitti non violente per mezzo mondo.
Capita quindi di vedere l'iper-battista Bush Junior, vate della Bible Belt americana e baluardo dei valori "cristiani" oltreoceano, accogliere con tutti i crismi il Dalai Lama per conferirgli la Medaglia d'Oro del Congresso (la più alta onoreficenza civile degli Stati Uniti).
Oppure sconsigliare alla Turchia di Erdogan di inviare truppe nel nord dell'Iraq contro i separatisti del Pkk dicendo che "C'è un modo migliore di affrontare la questione che un massiccio intervento militare".
Il pubblico del reality show mondiale si spreca in una massiccia profusione di elogi per la "nuova politica" del momento: in fin dei conti, nelle ultime due settimane Bush ha preso posizioni pro-Birmania (della quale ho parlate ampiamente nel post precedente), pro-Armenia e pro-Buddismo...ma si è dimenticato di un certo generale Sanchez, comandante delle truppe in Iraq fino al 2004 che il 13 Ottobre ha dichiarato: "C'è stata una lampante, sciagurata mostra di incompetenza strategica fra i nostri leader nazionali, che si sta rivelando un fallimento catastrofico", si è dimenticato della crisi della borsa sfiorata quasi un mese fa grazie al fallimentare mercato immobiliare americano.

Ma la leadership statunitense sa bene come comportarsi in questi casi e subito si è attaccata al carretto della politica della bontà, che piace sempre all'opinione pubblica: concentriamoci sulle problematiche internazionali, facciamo vedere che, ora, ci teniamo pure noi alla questione Buddista (questione aperta dal 1949, non proprio l'altroieri), che ci siamo accorti anche noi del genocidio in Armenia, che anche noi pensiamo la Cina sia il nuovo cattivo da combattere, ma non diciamo loro che in Iraq prima abbiamo mentito e poi abbiamo fallito; che stiamo cercando di accaparrarci alleanze in Oriente per racimolare risorse energetiche sennò tra una decina d'anni rimaniamo schiacciati tra Cina ed India e chiudiamo baracca; non diciamo che il nostro debito pubblico stellare ad oggi ammonta a $9,060,550,934,162.94 e che se riusciamo ancora a tenere la testa fuori dalla melma è grazie al mercato cinese che annualmente spende e spande sui nostri titoli di stato continuando a usare come moneta di scambio il dollaro al posto dell'euro; non diciamo che in vista delle Olimpiadi i cinesi non possono permettersi di fare figuracce a livello internazionale e che quindi noi ci marciamo alla grande a stuzzicarli con ogni mezzo possibile; non diciamo che piano piano ci stanno tutti tagliando fuori dal mercato energetico, che gran parte del sudamerica si sta liberando dal giogo statunitense, che in Asia il triangolo India-Russia-Cina si sta rafforzando come nuovo centro di potere mondiale...

Se tutto va bene, e riusciamo a non esplodere entro novembre 2008, c'è la speranza che la stagione Repubblicana dei reality show sia finita, e con la prima puntata di "Hillary, becoming the first Female President Ever", noi ne usciamo indenni; il pubblico non ha memoria e questa è l'unica cosa che noi vogliamo ricordare.
nakkio alle ore ottobre 18, 2007 13:37 | politica, stati uniti, india, energia, birmania, buddismo
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venerdì, 28 settembre 2007
Riflessioni Birmane


La questione Birmana, inevitabilmente, ha avuto un'eco mediatico degno delle grandi indignazioni mondiali: già nel 1998 una prima volta si era tentata una rivolta contro il Generale Ne Win, a sua volta al potere grazie ad un colpo di stato nel '62, e finì con migliaia di studenti uccisi e nulla di fatto.
La dittatura militare Birmana è di stampo socialista ma caratterizzata dalle piaghe che spesso nella storia dell'Estremo Oriente hanno contraddistinto i despoti: controllo totale dell'economia, nessun rispetto dei diritti umani, stato factotum e sistema di scambi immobilizzato a parte alcune rarissime eccezioni: Cina ed India prevalentemente, in questo periodo.

La Birmania ha risorse di gas naturale e petrolio attualmente ad uso cinese ed indiano, oltre allo sbocco sul Golfo del Bengala. (Fabio Cavalera ). Inoltre, la Cina ha tutto l'interesse nello sperare che la dittatura anti-buddista Birmana goda di ottima salute: una potenziale vittoria dei monaci buddisti riaprirebbe discorsi ora apparentemente accantonati riguardo la questione Tibetana.
L'india, dal canto suo, cerca di ampliare la sua influenza economica verso est, visto che i rapporti col Pakistan sono quantomeno velenosi più o meno dalla data della propria indipendenza.

In tutto questo panorama si infilano giustamente gli Stati Uniti, palesemente in declino economico da almeno una decina d'anni e totalmente impotenti di fronte l'ascesa del duo Cina-India: in Oriente le zone d'influenza Americana diminuiscino sempre di più, mentre i rapporti politici della nuova Cina stanno omogenizzando il blocco degli stati una volta in via di sviluppo più la Russia (ricordate la storia dello Scudo Spaziale e le sparate di Putin contro Bush, una volta amicone?). Quindi non c'è da stupirsi se Cina e Russia esprimono il loro diritto di veto contro un intervento dell'Onu in Birmania...temo siamo già entrati nella nuova "Guerra Fredda" energetica: gli Stati Uniti devono sparigliare il colosso SinoIndiano prima di rimanere completamente tagliati fuori per quanto riguarda le risorse energetiche (e a questo proposito terrei d'occhio l'Iran nei prossimi mesi), mentre Cina ed India, visti i rapporti commerciali in corso, hanno tutto l'interesse a mantenere la situazione così com'era prima della sommossa.

Concludendo, un po' cinicamente, ai potenti della Terra poco interessa la sorte dei buddisti birmani, i diritti umani e quant'altro: sono divisi a squadre e per ora si limitano a fare il tifo, ma quando e se entreranno in campo, allora inizieranno davvero i problemi.

Per quanto può valere, sostegno al popolo Birmano! Ogni rivoluzione andata a buon fine è nata e si è sviluppata, storicamente, dall'interno del paese, senza aiuti o Onu che tengano.


nakkio alle ore settembre 28, 2007 16:09 | stati uniti, cina, india, energia, birmania, buddismo
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