
La questione Birmana, inevitabilmente, ha avuto un'eco mediatico degno delle grandi indignazioni mondiali: già nel 1998 una prima volta si era tentata una rivolta contro il Generale Ne Win, a sua volta al potere grazie ad un colpo di stato nel '62, e finì con migliaia di studenti uccisi e nulla di fatto.
La dittatura militare Birmana è di stampo socialista ma caratterizzata dalle piaghe che spesso nella storia dell'Estremo Oriente hanno contraddistinto i despoti: controllo totale dell'economia, nessun rispetto dei diritti umani, stato factotum e sistema di scambi immobilizzato a parte alcune rarissime eccezioni: Cina ed India prevalentemente, in questo periodo.
La Birmania ha risorse di gas naturale e petrolio attualmente ad uso cinese ed indiano, oltre allo sbocco sul Golfo del Bengala. (Fabio Cavalera ). Inoltre, la Cina ha tutto l'interesse nello sperare che la dittatura anti-buddista Birmana goda di ottima salute: una potenziale vittoria dei monaci buddisti riaprirebbe discorsi ora apparentemente accantonati riguardo la questione Tibetana.
L'india, dal canto suo, cerca di ampliare la sua influenza economica verso est, visto che i rapporti col Pakistan sono quantomeno velenosi più o meno dalla data della propria indipendenza.
In tutto questo panorama si infilano giustamente gli Stati Uniti, palesemente in declino economico da almeno una decina d'anni e totalmente impotenti di fronte l'ascesa del duo Cina-India: in Oriente le zone d'influenza Americana diminuiscino sempre di più, mentre i rapporti politici della nuova Cina stanno omogenizzando il blocco degli stati una volta in via di sviluppo più la Russia (ricordate la storia dello Scudo Spaziale e le sparate di Putin contro Bush, una volta amicone?). Quindi non c'è da stupirsi se Cina e Russia esprimono il loro diritto di veto contro un intervento dell'Onu in Birmania...temo siamo già entrati nella nuova "Guerra Fredda" energetica: gli Stati Uniti devono sparigliare il colosso SinoIndiano prima di rimanere completamente tagliati fuori per quanto riguarda le risorse energetiche (e a questo proposito terrei d'occhio l'Iran nei prossimi mesi), mentre Cina ed India, visti i rapporti commerciali in corso, hanno tutto l'interesse a mantenere la situazione così com'era prima della sommossa.
Concludendo, un po' cinicamente, ai potenti della Terra poco interessa la sorte dei buddisti birmani, i diritti umani e quant'altro: sono divisi a squadre e per ora si limitano a fare il tifo, ma quando e se entreranno in campo, allora inizieranno davvero i problemi.
Per quanto può valere, sostegno al popolo Birmano! Ogni rivoluzione andata a buon fine è nata e si è sviluppata, storicamente, dall'interno del paese, senza aiuti o Onu che tengano.







