venerdì, 16 novembre 2007
Domanda:



In una decina di giorni abbiamo assistito a tre fatti violenti, apparentemente distinti: la morte di Giovanna Reggiani a Roma, Meredith Kercher a Perugia e Gabriele Sandri ad Arezzo.
E' una statistica impressionante ed infausta per le fonti d'informazione: in un lasso di tempo così ristretto, tenendo conto della velocità e povertà dell'approfondimento giornalistico, ognuno di questi tre casi non potrà essere sviscerato come meriterebbe, trovandosi adombrato a tratti dagli altri due.

Come è oramai prassi, le istituzioni assieme alle autorità cercano di dare una spiegazione alla violenza a tempo di record, nel tentativo di permettere all'opinione pubblica di tornare al regolare tran tran della loro vita, senza ulteriori preoccupazioni; è stata colpa dei rumeni, della gioventù viziata del nostro tempo e dei facinorosi ultras che hanno rovinato il nostro bel calcio. Punto a capo, si torna alla vita normale, ci spiace, rimandiamo a casa un po' di rumeni, accusiamo lo stile di vita universitario dei giorni nostri e facciamo scudo contro gli ultras.
Ma forse sarebbe il caso di porre il problema sociale che sta alla base di questi tre fatti, iniziando a farsi delle domande piuttosto che dare delle risposte: perchè in Italia, con un numero x di immigrati, stiamo avendo molti più problemi nella gestione dei flussi migratori legali rispetto agli altri paesi europei come la Spagna e la Germania?
Perchè in città universitarie come Roma e Bologna, ad esempio, si urla allo scandalo per i ragazzi che si ubriacano e fanno i vandali per le strade, ma nessuno racconta il substrato di illegalità legato agli affitti dei posti letto da parte dei privati cittadini, alle assegnazioni delle camere nei pochissimi studentati cittadini vendute in nero agli immigrati dagli stessi responsabili istituzionali?
Perchè in Inghilterra, con gli ultras più violenti d'europa, non esistono nemmeno recinzioni tra il campo di gioco e gli spalti? Perchè se un poliziotto vede una rissa dall'altra parte dell'autostrada, spara ad altezza d'uomo? Chi gli ha permesso di trovarsi in quella situazione?
Perchè negli anni 70 ci si picchiava tra comunisti e fascisti e oggi, dopo 30 anni, tra laziali e juventini? Perchè abbiamo una percezione dello Stato, delle Istituzioni e di chi a loro fa riferimento (le Forze dell'Ordine, gli ospedali, le università...) improntata sull'illegalità, sul magna-magna e una mano lava l'altra così' entrambe lavano il viso?

Forse siamo un popolo che cerca troppo in fretta le risposte ("Il pallone si affiderà alla Chiesa" sentenzia Matarrese sul corriere.it a metà articolo), senza darsi il tempo di porsi domande.
nakkio alle ore novembre 16, 2007 14:00 | italia, politica, chiesa, immigrazione, polizia, università, rumeni, italianità, giovanna reggiani
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Commenti
#1    17 Novembre 2007 - 15:23
 
condivido in pieno la tua riflessione finale.
Molte volte ho l'impressione che la nostra sia la "politica del tappabuchi", vuoi per scelta, vuoi per mancanza di lungimiranza dei nostri politici, oppure per mancanza di capacità (forse è questa la ragione).
Il fatto che i problemi, sempre gli stessi, se vai a vedere, ritornino ciclicamente, ne è la prova lampante.
Il fatto è che non so bene, sinceramente, da cosa derivi questo.
Secondo te?
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#2    18 Novembre 2007 - 13:05
 
Io credo sia un problema culturale...se stiamo a vedere bene, dalla prima repubblica ad oggi non è cambiato moltissimo parlando di ideologie e personaggi chiave...loro sono ancora l'espressione di una certa Italianità alla quale noi, mentre il resto del mondo viaggia verso una consapevolezza globale, ci teniamo ancora ancorati.
Chissà per quanto...
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#3    18 Novembre 2007 - 19:41
 
il fatto che siamo ancora fortemente ancorati alle nostre ideologie, ai nostri valori, alla nostra tradizione e alle nostre tradizione lo si vede in ogni occasione.
Se da un lato è un bene, dall'altro diventa invece una "prigione", quando soprattutto la maggioranza va nella direzione opposta, quando, le nostre convinzioni ci precludono idee e iniziative "nuove".
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#4    19 Novembre 2007 - 16:14
 
Se mi permetti però, hai fatto un po' una miscela che non mi trova d'accordo. Apri il post con tre fatti di cronaca che non sono specchio di un'italianità (a parte il terzo, forse), ma di una socialità malata.
Poi poni una serie di interrogativi tutti legittimi... ma anch'essi su livelli differenti.
Tuttavia, sicuramente su una cosa hai ragione: non è possibile risolvere o per lo meno arginare le problematiche sociali di diverso livello e degrado con questa classe politica e formativa. E non credoc he noi siamo mai stati un popolo che cerca risposte: in Italia si cercano assoluzioni, almeno da quando sono nata io...
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#5    19 Novembre 2007 - 19:49
 
I tre fatti di cronaca citati non volevano essere esempio di italianità applicata, bensì trovo l'italianità nella reazione immediata al chiudere la faccenda in ognuno dei tre casi senza riflettere sui problemi dai quali scaturiscono.
Purtroppo ognuno dei tre fatti sarebbe potuto accadere anche fuori dall'italia (forse il meno probabile sarebbe il terzo), ma il metodo utilizzato nel trattamento dell'informazione e della riflessione a fatti accaduti è, secondo me, tipicamente italiano.
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#6    21 Novembre 2007 - 15:25
 
I quesiti trovano,a parer mio,adeguata soddisfazione nei
motivi in base ai quali veniva già considerato obsoleto Sandro Pertini
(che,come tanti altri che invece l'avevano conosciuta, la morte l'aveva vista in faccia davvero)quando continuava ad appellarsi ai Valori della Resistenza...
La pochezza del nostro tempo(frutto di una BEN PRECISA VOLONTA'...) è rappresentata dagli episodi di cronaca citati e da cortei tipo uno a Bologna sotto le mie finestre in cui un gruppo di "poveri di spirito" invocava la permanenza di Beppe Signori nella locale squadra di calcio al canto di "un capitano,
soltanto un capitano,un capitaano,
etc..."
E non mi pare poco...
Saluti.

Marcello De Giorgio.
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