sabato, 19 gennaio 2008
Can che abbaia...



Sulla rinuncia di Benedetto XVI a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza di Roma non c'è molto da dire; in tre giorni siamo riusciti a raccontarci tutto e il contrario di tutto.
Abbiamo tirato in ballo Galileo, la Laicità, paragoni improbabili con Ahmadinejad alla Columbia University di New York, la signora Mastella e la presunta persecuzione anti-cattolica in atto in Italia, Comunione e Liberazione, Alleanza Nazionale e la Destra.
Come nella migliore delle tradizioni, il movimento di contestazione non ha potuto fare a meno di cascare nella trappola mediatica.
Istintivamente avevo bollato i contestatori come "i soliti idioti" (lo ammetto, parto prevenuto), ma questa volta il fatto è stato più sottile e complesso del solito. Provo a rifletterci su.
In primis, scegliere Joseph Ratzinger come relatore è stata una scelta molto discutibile; in un momento storico come quello che stiamo vivendo, con una Chiesa sempre più debole e in costante ingerenza etico-politica con lo Stato Italiano, con un Papa schietto ed ortodosso e, permettetemi, spesso esageratamente conservatore, presentarlo ad una manifestazione simile in veste esclusiva di luminare e teologo è irrealistico: Ratzinger può vantare una (motivata?) autorevolezza non solo nelle pratiche prettamente religiose, ma a più riprese si è spinto in valutazioni extra-spirituali come, elencando le più recenti, il degrado della città di Roma, gli scontri ultras-polizia, i Dico e gli omosessuali...se poi aggiungiamo l'eco mediatica che ingiustamente gli viene riservata in tutti i telegiornali e giornali ad ogni edizione, abbiamo un ritratto di un Pastore Tedesco al prezzemolo, che non esprime le proprie opinioni sul piano dialettico accettando obiezioni ed aprendosi al dialogo ma, e per questo l'italiano ha un termine preciso, prende il microfono e pontifica: in un luogo aperto mentalmente e nato per la discussione di tesi e verità, pontificare suona un po'  stonato, come aggrapparsi alla vergogna di aver negato il palco ad un Capo di Stato estero, veste da indossare solo quando non si parla, preferita all'abito da "Guida Spirituale" la Domenica e il Mercoledì: in televisione viene meglio.
Per questo storco un po' il naso: come mai il Rettore Guarini ha optato proprio per Ratzinger? Ha ricevuto pressioni? Se si da chi? E perchè?

Da qui in avanti poi si son dette moltissime falsità: Ratzinger è stato contestato non come Papa ma come espressione del papato che sta attuando dalla sua nomina, improntato sul ritorno ai "mores" antichi, sull'imposizione di precetti "cristiani" in meccanismi in teoria laici come la politica, sulla costruzione di uno scontro culturale cristiano-islamico (per la verità, non disprezzato dagli estremisti musulmani)...un papato di stampo medievale nell'anno 2008.
La cerimonia non prevedeva contraddittorio, avrebbe solo spostato il balconcino porporato da San Pietro all'Aula Magna, perciò decadono sia il paragone con Ahmadinejad alla Columbia University (sottoposto al massacro verbale del pacatissimo rettore newyorkese), sia la critica di timore del confronto mossa ai professori dissidenti, che sarebbero stati semplici spettatori di un Angelus in sede universitaria.
Evitando di commentare il sensazionalismo ceppalonico che, senza curarsi nè della dignità propria nè di quella cristiana, è riuscito ad accostare alle personali vicende giudiziarie un anticattolicesimo inquisitorio, è da segnalare il tenore del discorso di Ratzinger, pieno di domande retoriche chiuse poco velatamente dal leit-motif di Benedetto XVI: Religione e Sapere non sono nè due rette parallele nè due insiemi intersecanti, ma sono Madre e Figlia adolescente ribelle, sono la cima della piramide e la base, attualizzando con uno stacco temporale di più o meno 1500 anni la vecchia regola medievale della Teologia come Scienza madre di tutte le altre.

Quindi chi si scandalizza per la mancata libertà del povero Ratzi, chi snocciola le cifre minoritarie dei dissidenti sia tra gli studenti sia tra i professori, si metta un po' la mano sulla coscienza: il vittimismo è forse l'unica caratteristica italiana al 100% adottata dagli stranieri d'oltretevere.
nakkio alle ore gennaio 19, 2008 16:42 | italia, chiesa, roma, papa, informazione, università, cattolicesimo, ratzinger, contestazione, italianità
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Commenti
#1    19 Gennaio 2008 - 18:15
 
Personalmente mi trovo d'accordo con quanto detto. Ho però con il mio post voluto sottolineare l'inutilità della protesta così come questa è avvenuta. L'effetto ottenuto è stato quello contrario, ovvero quello di demonizzare la scienza. Serviva qualcosa di più costruttivo, come "l'obbligarlo" al dibattito, o l'astensione dal suo Angelus, come giustamente lo hai chiamato.
Avrebbero dovuto sapere di come poi sarebbe stata strumentalizzata la loro azione.

Un saluto!
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#2    19 Gennaio 2008 - 18:17
 
Credo sapessero sia come sarebbe stata strumentalizzata la faccenda sia, soprattutto, l'inevitabilità della strumentalizzazione: Papa vs Disobbedienti è una partita persa in partenza, mediaticamente parlando...ma credo sia stato giusto combatterla ugualmente.
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#3    19 Gennaio 2008 - 19:28
 
Ho già espresso quanto penso sul blog di Tavorminha in merito alla questione, della visita in sè, e so che hai già letto il mio commento, quindi non lo ripeto.
Le tue argomentazione qui sono come sempre obiettive e da me assolutamente condivisibili.
Quello che io trovo evidente e che non comprendo perché nessuno dei "dissidenti" noti, è che si sta ricostituendo una nuova democrazia cristiana con un nome diverso. I messaggi sono chiari ovunque e il papa attuale sta operando una bella azione politica degna di un integralismo religioso che altrove contestano tutti senza pietà né comprensione.
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#4    19 Gennaio 2008 - 21:18
 
Sull'inopportunità dell'invito ho espresso ogni possibile concordia: era fuori luogo anche solo pensarlo. Ma si è pensato, e lo ha pensato un laicissimo rettore, senza andare a supporre chissà quali misteriose pressioni. Quella che doveva essere una lotta intestina tra menti eccellenti sulle reciproche concezioni di laicità è diventata una occasione per attaccare la figura del Papa, come se non avesse occasioni a sufficienza per fare la vittima delle forze del male.
Teo, l'accento che non si è posto è che c'è una pluralità di posizioni all'interno del fronte laicista stesso che vede come possibili anche cose come invitare il Papa all'inaugurazione dell'anno accademico di una università. A tenere una lectio, quindi un momento per sua natura, per chiunque la faccia, senza contraddittorio. O credi tu che Mussi invece avrebbe avuto interlocutori? Non è così. Però bada che se lo fa Mussi è una lectio, se lo fa Ratzinger pontifica. E' questo doppio filtro che a volte mi sembra pretestuoso, lo ammetto.
utente anonimo

#5    21 Gennaio 2008 - 18:51
 
se mi permetti in questo post ci sono inesattezze ed errori un po' gravi. prima di tutto la validità del teologo lo dimostra il lungo curriculum e le pubblicazione del Ratzinger studioso. condivisibili o meno non è questo il problema. sul fatto di accetare o meno il confronto siamo nell'errore grave, in primo luogo perché il contesto dell'inaugurazione dell'anno accademico, il rito per così dire, non prevede e non necessita del contraddittorio, del dialogo, c'è la prolusione dei relatori e lì finisce la storia. quante lauree date a personaggi illustri e meno illustri, quanti inizi di anni accademici hanno visto il contraddittorio? perché lo si vuole fare solo col Papa?
sul discorso dell'Angelus di ieri invece direi che è stato molto più laico e in difesa della laicità di molte chiacchiere laiciste
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#6    24 Gennaio 2008 - 00:54
 
taspaolo, è lui che ha rinunciato ad andare...
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#7    26 Gennaio 2008 - 18:17
 
scusa il ritardo, sono giorni un pò impegnativi per me.....

Allora.
Concordo quando dici che la chiesa, o questa chiesa, molte volte è uscita dalla sua competenza "spirituale", entrando così, erroneamente, n quella prettamente politica (perchè un conto è parlare difendendo il diritto alla vita, e quindi condannando l'aborto, un'altro è affermare specificamente che una tale legge è da cancellare: c'è una bella, ma sottile, differenza tra le due cose).

Non concordo, però, col senso del tuo ragionamento, pur espresso in maniera chiara, e assai brillante.

Sulla eco, per te eccessivo che ne è stato fatto dai media, dico che sì, è un fatto singolo, isolato, che poteva anche finire lì, o magari non iniziare neanche, ma sottende un problematica, quella della laicità, che, ancora oggi, non siamo riusciti a superare, che ancora oggi non siamo riusciti a darle la giusta dimensione.

Fammi capire: stando a quanto affermi, al Papa non gli sarebbe stato permesso di intervenire all'inaugurazione dell' anno accademico perchè, dal momento che è lui il primo a non sentire le ragioni degli altri, allora "anche noi" non dobbiamo sentire le sue?
Oppure per limitare la sua influenza, sempre più pressante ed invadente, secondo te? per non tornare al Medioevo?
Allora, seguendo questo ragionamento, dovremmo limitare tutte quelle libere forme di espressione e di cultura che non rientrano nella “nostra”.
A tesi non conformi con le nostre, sbagliate, pure aberranti (ricordi il caso Irving?), bisogna rispondere con le parole, secondo me, non con la coercizione, quella che vieta, per i motivi suddetti, la libera espressione del pensiero (certo il Papa ha altre sedi dove poter parlare, per fortuna).
La Sapienza, quindi, avrebbe fatto molta più bella figura ad aprire le porte al Pontefice, pur non condividendo nulla del suo pensiero, apposta per far vedere che, effettivamente, è, come dici tu, “un luogo aperto mentalmente e nato per la discussione”.
Pensi ancora che, dopo questa vicenda, la Sapienza sia ancora questo luogo?
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