giovedì, 18 ottobre 2007
Extreme Makeover: White House Edition 2007



Negli Stati Uniti, alcuni anni fa, veniva trasmesso con grande successo sulle reti via cavo un programma dal format semplice ma accattivante, credo si chiamasse "Extreme Makeover".
Il concorrente si presentava raccontando per sommi capi la propria vita, cosa avrebbe voluto cambiare spaziando con agilità dal seno al tipo di scarpe, dal copriletto al monociglio: a tutto ciò seguivano appuntamenti con estetisti, arredatori, cuochi, chirurghi ecc. per permettere al concorrente di coronare il suo sogno e di diventare finalmente una persona nuova.

I sogni si coronano spesso ancora a letto o nelle favole, la politica invece raggiunge obiettivi molto più pratici lasciandosi ispirare in questo caso dalla Tv: per questo George W Bush, nel giro di due settimane, si è messo la maschera di Madre Teresa di Calcutta ed è intento a pontificare su pace e risoluzioni di conflitti non violente per mezzo mondo.
Capita quindi di vedere l'iper-battista Bush Junior, vate della Bible Belt americana e baluardo dei valori "cristiani" oltreoceano, accogliere con tutti i crismi il Dalai Lama per conferirgli la Medaglia d'Oro del Congresso (la più alta onoreficenza civile degli Stati Uniti).
Oppure sconsigliare alla Turchia di Erdogan di inviare truppe nel nord dell'Iraq contro i separatisti del Pkk dicendo che "C'è un modo migliore di affrontare la questione che un massiccio intervento militare".
Il pubblico del reality show mondiale si spreca in una massiccia profusione di elogi per la "nuova politica" del momento: in fin dei conti, nelle ultime due settimane Bush ha preso posizioni pro-Birmania (della quale ho parlate ampiamente nel post precedente), pro-Armenia e pro-Buddismo...ma si è dimenticato di un certo generale Sanchez, comandante delle truppe in Iraq fino al 2004 che il 13 Ottobre ha dichiarato: "C'è stata una lampante, sciagurata mostra di incompetenza strategica fra i nostri leader nazionali, che si sta rivelando un fallimento catastrofico", si è dimenticato della crisi della borsa sfiorata quasi un mese fa grazie al fallimentare mercato immobiliare americano.

Ma la leadership statunitense sa bene come comportarsi in questi casi e subito si è attaccata al carretto della politica della bontà, che piace sempre all'opinione pubblica: concentriamoci sulle problematiche internazionali, facciamo vedere che, ora, ci teniamo pure noi alla questione Buddista (questione aperta dal 1949, non proprio l'altroieri), che ci siamo accorti anche noi del genocidio in Armenia, che anche noi pensiamo la Cina sia il nuovo cattivo da combattere, ma non diciamo loro che in Iraq prima abbiamo mentito e poi abbiamo fallito; che stiamo cercando di accaparrarci alleanze in Oriente per racimolare risorse energetiche sennò tra una decina d'anni rimaniamo schiacciati tra Cina ed India e chiudiamo baracca; non diciamo che il nostro debito pubblico stellare ad oggi ammonta a $9,060,550,934,162.94 e che se riusciamo ancora a tenere la testa fuori dalla melma è grazie al mercato cinese che annualmente spende e spande sui nostri titoli di stato continuando a usare come moneta di scambio il dollaro al posto dell'euro; non diciamo che in vista delle Olimpiadi i cinesi non possono permettersi di fare figuracce a livello internazionale e che quindi noi ci marciamo alla grande a stuzzicarli con ogni mezzo possibile; non diciamo che piano piano ci stanno tutti tagliando fuori dal mercato energetico, che gran parte del sudamerica si sta liberando dal giogo statunitense, che in Asia il triangolo India-Russia-Cina si sta rafforzando come nuovo centro di potere mondiale...

Se tutto va bene, e riusciamo a non esplodere entro novembre 2008, c'è la speranza che la stagione Repubblicana dei reality show sia finita, e con la prima puntata di "Hillary, becoming the first Female President Ever", noi ne usciamo indenni; il pubblico non ha memoria e questa è l'unica cosa che noi vogliamo ricordare.
nakkio alle ore ottobre 18, 2007 13:37 | politica, stati uniti, india, energia, birmania, buddismo
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venerdì, 28 settembre 2007
Riflessioni Birmane


La questione Birmana, inevitabilmente, ha avuto un'eco mediatico degno delle grandi indignazioni mondiali: già nel 1998 una prima volta si era tentata una rivolta contro il Generale Ne Win, a sua volta al potere grazie ad un colpo di stato nel '62, e finì con migliaia di studenti uccisi e nulla di fatto.
La dittatura militare Birmana è di stampo socialista ma caratterizzata dalle piaghe che spesso nella storia dell'Estremo Oriente hanno contraddistinto i despoti: controllo totale dell'economia, nessun rispetto dei diritti umani, stato factotum e sistema di scambi immobilizzato a parte alcune rarissime eccezioni: Cina ed India prevalentemente, in questo periodo.

La Birmania ha risorse di gas naturale e petrolio attualmente ad uso cinese ed indiano, oltre allo sbocco sul Golfo del Bengala. (Fabio Cavalera ). Inoltre, la Cina ha tutto l'interesse nello sperare che la dittatura anti-buddista Birmana goda di ottima salute: una potenziale vittoria dei monaci buddisti riaprirebbe discorsi ora apparentemente accantonati riguardo la questione Tibetana.
L'india, dal canto suo, cerca di ampliare la sua influenza economica verso est, visto che i rapporti col Pakistan sono quantomeno velenosi più o meno dalla data della propria indipendenza.

In tutto questo panorama si infilano giustamente gli Stati Uniti, palesemente in declino economico da almeno una decina d'anni e totalmente impotenti di fronte l'ascesa del duo Cina-India: in Oriente le zone d'influenza Americana diminuiscino sempre di più, mentre i rapporti politici della nuova Cina stanno omogenizzando il blocco degli stati una volta in via di sviluppo più la Russia (ricordate la storia dello Scudo Spaziale e le sparate di Putin contro Bush, una volta amicone?). Quindi non c'è da stupirsi se Cina e Russia esprimono il loro diritto di veto contro un intervento dell'Onu in Birmania...temo siamo già entrati nella nuova "Guerra Fredda" energetica: gli Stati Uniti devono sparigliare il colosso SinoIndiano prima di rimanere completamente tagliati fuori per quanto riguarda le risorse energetiche (e a questo proposito terrei d'occhio l'Iran nei prossimi mesi), mentre Cina ed India, visti i rapporti commerciali in corso, hanno tutto l'interesse a mantenere la situazione così com'era prima della sommossa.

Concludendo, un po' cinicamente, ai potenti della Terra poco interessa la sorte dei buddisti birmani, i diritti umani e quant'altro: sono divisi a squadre e per ora si limitano a fare il tifo, ma quando e se entreranno in campo, allora inizieranno davvero i problemi.

Per quanto può valere, sostegno al popolo Birmano! Ogni rivoluzione andata a buon fine è nata e si è sviluppata, storicamente, dall'interno del paese, senza aiuti o Onu che tengano.


nakkio alle ore settembre 28, 2007 16:09 | stati uniti, cina, india, energia, birmania, buddismo
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